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Introduzione di Manuel Cohen a La strana pace della poesia di Salvatore Ritrovato

 

Collezione di quaderni di poesia “Le gemme” n. 17 anno 2016 (Ed. Progetto Cultura)  

 

edizione bilingue: traduzioni di Emilio Coco, Laura Nieves, Caterina Mulè, Gianni Darconza e Mario Meléndez

 

ISBN 978 88 6092-776-7

 

La strana pace della poesia di Manuel Cohen

Il gruppo di diciannove testi raccolti in questo volume, di cui uno tratto da Come chi non torna (2008), undici da L’angolo ospitale (2013) e gli ultimi sette inediti, ottimamente tradotti in spagnolo da Emilio Coco, Eva María Perdigon, Laura Nieves e Caterina Mulé (quindi rivisti da Gianni Darconza e Mario Meléndez), sembrano indirizzati a un pubblico più ampio, e concepiti come una piccola antologia portatile: una piccola mappa, una bussola per frammenti di autobiografia letteraria o, sia pure, un piccolo libro da viaggio, o più, un petit livre de chevet. Uno di quei libri di poesia che possono agire molto e profondamente nel lettore che potrà incontrare lungo la via. Salvatore Ritrovato, nato in Puglia nel 1967, è uno dei poeti migliori, più intelligenti, colti, significativi e meno appariscenti, meno apparenti o à la page, della sua generazione. Non mi dilungherò in questa breve nota a elencare la forza della sua ben strutturata formulazione retorica, affidata spesso a un verso base endecasillabico vieppiù̀ mosso e dilatato in un contenuto prosimetro, oppure a strategiche soluzioni sonore affidate a sapienti e calibrate rime interne, o a clausole fulminanti in rima e semirima. Con più chiarezza, dirò̀ che, per quel che mi è dato di conoscere dal mio partico- lare osservatorio sulla poesia italiana contemporanea, che Ritrovato è un autore che non rinuncia a discorrere dei ‘sentimenti’, collocandoli nel loro tempo, nel loro farsi e di- sfarsi. Poeta di squisito taglio esistenziale, si distingue da tanta poesia italiana per un naturale, e tuttavia ricco di risonanze di cultura classica, tono elegiaco: non a caso il critico Massimo Raffaeli, presentando la raccolta Come chi non torna, annota che «Il segno di Ritrovato ha carattere lirico- elegiaco, un tono mite e tuttavia passibile di improvvise escursioni (laddove premono gli spasmi del ricordo, tradotti in abrasive percezioni del presente) che sommuovono la regolarità del proprio ritmo». Il dato sentimentale, in un contesto di generale aridità̀, cinismo e disincanto che sembra da qualche decennio indurre all’inazione o raggelare vaste espe- rienze ed aree della poesia italiana contemporanea, si presenta nel nostro autore quale dirompente (e morbido) elemento di natura e di cultura: un elemento che, nella apparente mitezza, si fa strumento di decodifica dell’esistente e dell’esperienza del mondo, e si fa, suo malgrado, arma affilata di rifiuto delle logiche e delle mode. La prima poesia di questo volumetto, tratta dalla raccolta succitata, s’intitola La terra. Restituisce in toto quel sentire antico, millenario, quell’umanesimo sensibile caro all’ultima grande poesia del Novecento: ricorda, nella dilatazione dell’endecasillabo, e nella sua apertura alla prosa, la migliore istanza prosodico-ritmica di Mario Luzi, la sua ‘sopravvivente humilitas’, quella percezione e adesione all’humus, alla terra, al suo vitalismo panico e sentimentale, al suo registrare puntualmente le variazioni climatiche, la percezione esatta del Tempo: «[...] l’opportunità̀ di comprendere / anno per anno quello che non fu, non era / un transito di voli ma un passaggio al confine / tra me e l’inverno, il silenzio e niente». La dimensione prospettica, la visione in prospettiva dell’esistenza, della realtà e della vita in sé, è un elemento forte di questo nostro autore. L’io lirico si confronta continuamente e si mette a nudo, inquieto e problematico, tra un dentro e un fuori dell’esperienza, in un continuo rispecchiamento (bellissima la suite di inediti che allude e richiama a un continuo fronteggiarsi tra schermi, vetri e specchi, o, altrove, finestrini di automobili) tra vissuto privato e dimensione latamente condivisa o Stimmung: una lente soggettiva, uno schermo ma anche un filtro lenticolare da cui e attraverso cui decifrare il mondo, gli eventi, l’esperienza vissuta come continuo scambio e incessante «andirivieni / tra me e voi che mi aspettate» (si veda Su una vecchia fotografia). E l’humilitas, come categoria interiore e come strumento cognitivo, si traduce spesso in tonalità̀ da basso-continuo o pseudo-mimetiche da interno domestico, feriale e quotidiano: «che sappiamo noi di noi oggi che io di qua / tu di là rom- piamo le regole dell’amore, / quello che nella poesia rima unisono con cuore / e molte altre, più tenere, rinfocola, / che girano per casa in una sera come questa / – una carota al pinzimonio, un film di storia / alla televisione, il caffè d’orzo» (Un fiore). Tutta la poesia di Ritrovato è mossa da una strana pace, che ritorna anche nel titolo di un testo, a contenuta va- lenza ossimorica: e nell’inquietudine di un paesaggio alterato, a tratti paradossale, tratteggiato e raccontato con modalità̀ favolistiche e iperrealistiche che rinviano a una realtà “per assurdo”, la strana (rara, imprevista, indefinibile) pace è quella dimensione emotiva e cognitiva che è dato di cogliere per istanti, per frammenti, per bagliori, mentre tutto sembra vacillare o passare ad altro, irreversibilmente. Mentre tutto sembra precipitare assieme a una rampa di scale dopo l’11 settembre, «il giorno più difficile per tutti» (Sì), dove le certezze occidentali vacillano per sempre, e dove il vissuto privato sembra non sottrarsi a un gorgo o vortice o abisso epocale. Tuttavia l’abisso che risucchia le voci e l’io lirico non si an- nuncia con tonalità̀ apocalittiche, ma si insinua nel presente della storia e nel quotidiano, intride di sé le movenze e le vite degli uomini, intacca ogni couche, ogni angolo ospitale necessario come una cellula di sopravvivenza della specie, «dove gli aerei non possono cadere». Se c’è un autore che della sua intelligente lettura ‘sentimentale’ delle cose ha saputo in que- sti anni raccontarci dell’essere nel mondo, e che ha saputo restituire la percezione esatta e mai esibita dei timori, liquidi e precisi, del nostro tempo, questi è Salvatore Ritrovato.

 

La extraña paz de la poesía por Manuel Cohen

El conjunto de diecinueve textos recogidos en este volu- men, de los cuales uno sacado de Come chi non torna (2008), once de L’angolo ospitale (2013) y los últimos siete inéditos, óptimamente traducidos al español por Emilio Coco, Eva María Perdigon, Laura Nieves y Caterina Mulé (y revisados por Gianni Darconza y Mário Meléndez), parecen dirigidos a un público más amplio, y concebidos como una pequeña an- tología portátil: un pequeño mapa, una brújula en fragmentos de una autobiografía literaria o asimismo, un pequeño libro de viaje, o mejor dicho, un petit livre de chevet. Uno de esos poemarios que pueden influir mucho y profundamente en el lector que encuentre a lo largo de su camino. Salvatore Ritro- vato, nacido en Puglia en 1967, es uno de los mejores poetas, de los más inteligentes, cultos, significativos, menos ostento- sos, menos patentes o à la page, de su generación. No voy a explayarme en esta breve nota registrando la fuerza de su bien estructurada formulación retórica, entregada a menudo a un verso base de endecasílabos más aún movido y dilatado en un contenido prosímetro o en soluciones sonoras estratégicas confiadas a sabias y calibradas rimas internas, o a cláusulas fulminantes en rima consonante o parcial. Más claramente, diré que, por lo conocido desde mi particular observatorio sobre la poesía italiana contemporánea, Ritrovato es un autor que no renuncia a discutir de ‘sentimientos’, colocándolos en su tiempo, en su hacerse y deshacerse.

Poeta de esquisito corte existencial, destaca entre muchos poetas italianos por su natural, y sin embargo rico en reso- nancias de cultura clásica, tono elegíaco: no es una casualidad si el crítico Massimo Raffaeli, presentando la compilación Come chi non torna, apunta que: «La marca de Ritrovato tiene un carácter lírico-elegíaco, un tono sosegado y sin em- bargo susceptible de cambios improvisos (donde presionan los espasmos del recuerdo, traducidos en abrasivas percepciones del presente) que sacude la regularidad de su propio ritmo». El elemento sentimental, en un contexto de aridez ge- neral, de cinismo y desencanto que desde hace algún decenio parece inducir a la inacción o congelar amplias experiencias y áreas de la poesía italiana contemporánea, se presenta en nuestro autor como un impetuoso (y suave) elemento de na- turaleza y cultura: un elemento que, en su aparente blandura, se convierte en instrumento de decodificación de lo existente y de la experiencia del mundo e se hace, a su pesar, arma afi- lada de rechazo de las lógicas y de las modas. El primer poema de este pequeño volumen, sacado de la colección antes mencionada, se titula La tierra. Devuelve totalmente aquel sentir antiguo, milenario, ese humanismo sensible apreciado por la más reciente gran poesía del siglo XX: recuerda, en la expansión del endecasílabo, y en su abertura a la prosa, la mejor instancia prosódico-rítmica de Mario Luzi, su ‘sobre- viviente humilitas’, aquella percepción y adhesión al humus, a la tierra, a su vitalismo pánico y sentimental, a su puntual registración de los cambios climáticos, la percepción exacta del Tiempo: «[...] la oportunidad de comprender / año tras año lo que no fue, no era / un tránsito de vuelos sino un paso al confín / entre el invierno y yo, el silencio y la nada». La di- mensión de perspectiva, la visión en perspectiva de la exis- tencia, de la realidad y de la vida en sí misma, es un elemento muy fuerte de nuestro autor. El yo lírico se confronta conti- nuamente y se desnuda, inquieto y problemático, entre un dentro y un fuera de la experiencia, en un continuo reflejo (preciosa la suite de inéditos que alude y evoca un continuo enfrentarse con pantallas, cristales y espejos, o, en otro lugar, ventanillas de coches) entre vivencia privada y dimensión am- pliamente compartida o Stimmung: una lente subjetiva, una pantalla pero también un filtro lenticular desde el cual y por el cual descifrar el mundo, los eventos, la experiencia vivida como continuo cambio e incesante «ir y venir / entre vosotros que me esperáis y yo » (véase Su una vecchia fotografia). Y la humilitas, como categoría interior y como instrumento de

cognición, se traduce a menudo en tonalidad de bajo-conti- nuo o pseudo-miméticas de interior doméstico, laboral y co- tidiano: «Qué sabemos de nosotros hoy que, yo aquí / tú allí, rompemos las reglas del amor, / aquel que en poesía rima al unísono con corazón / y reaviva muchas otras, más conteni- das, /que rondan por la casa en una tarde como ésta / – una zanahoria con pimienta, una película histórica / en televisión, el café de cebada ». Toda la poesía de Ritrovato es impul- sada por una rara paz, que aparece también en el título de un texto, cuyo valor alude a un oxímoron: y en la inquietud de un paisaje alterado, a veces paradóijco, esbozado y rela- tado con modalidades fabulescas e hiperrealistas que sugie- ren una realidad “por absurdo”, la rara (extraña, imprevista, indefinible) paz es aquella dimensión emotiva y cognitiva que es posible agarrar por instantes, fragmentos o reflejos, mien- tras todo parece vacilar o convertirse en otro, irreversible- mente. Mientras todo parece precipitar junto a una escalera después del 11 de septiembre, «el día más difícil para todos» (Sì), donde las certezas occidentales vacilan para siempre, y donde la vivencia privada parece no rehuir un remolino o vór- tice o abismo de una época. Sin embargo, el abismo que suc- ciona las voces y el yo lírico no se anuncia con tonalidades apocalípticas, sino que se introduce en el presente de la his- toria, en lo cotidiano, impregna de sí mismo los movimientos y las vidas de los hombres, contamina cada couche, cada es- quina hospitalaria necesaria como una célula de superviven- cia de la especie, «donde los aviones no pueden caer». Si hay un autor que en su inteligente lectura ‘sentimental’ de las cosas ha sido capaz de contarnos en estos años el “ser en el mundo”, y ha sabido devolver la percepción exacta y nunca exhibida de los timores, líquidos y precisos de nuestro tiempo, éste es Salvatore Ritrovato.

        

 

    

LA TERRA

 

Il tempo che copre queste cime fa come un manto 

di leggero muschio e oblio, lascia segni

radi ma caldi alle doline, in prati

dove il mare spira odore di sotterranei paesaggi.

 

Qui la terra decaduta ancora cade in perenne 

permuta con un giardino di mele,

cede alle minacce, spinge, svelle

da sé non fiori ma avide primavere

ne spegne il seme nel ventre e nelle vene

 allagate di rare passioni, lo perde.

 

La terra insegna alla mia mano, alla mia mente 

suoi ostaggi a muoversi lentamente

all’occhio a notare differenze insperate

lontane dal suo cervello

all’orecchio le parole cadute sotto torri

di pietre e abbandonate radure

al corpo l’opportunità̀ di comprendere

anno per anno quello che non fu, non era

un transito di voli ma un passaggio al confine 

tra me e l’inverno, il silenzio e niente.

 

LA TIERRA 

El tiempo que cubre estas cimas crea como un manto 

de leve musgo y olvido, deja señales
ralas y cálidas en las dolinas, en céspedes
donde el mar exhala olor a subterráneos paisajes. 

 

Aquí la tierra decaída cae aún en perenne 

permutación por un jardín de manzanas, 

cede a las amenazas, empuja, erradica
de sí no flores sino ávidas primaveras 

apaga su semilla en el vientre y en las venas

inundadas por raras pasiones, las pierde. 

 

La tierra le enseña a mi mano, a mi mente 

–sus rehenes– a moverse lentamente
al ojo a notar diferencias inesperadas 

lejos de su cerebro 

al oído las palabras caídas bajo torres 

de piedras y abandonados calveros
al cuerpo la oportunidad de comprender 

año tras año lo que no fue, 

no era un tránsito de vuelos
sino un pasaje en el confín
entre el invierno y yo, el silencio y la nada. 

 

 

QUESTA STRANA PACE 

 

Dalla bocca del mio vicino esce uno spiffero 

caldo e forte, rivela cose che non conosco. 

Esiste un posto, e là grandi città 

meravigliose, senza luce e acqua, 

dove le mosche vivono meglio dei cani
dice, e questi meglio degli uomini:
cataste d’immondizia sovrastano i palazzi
le macchine inciampano in carcasse di lamiere 

e animali, ognuno va dove gli pare. 

 

Da tempo non esistono strade. 

 

Ha un muscolo semplice e onesto: 

si chiama cuore, ama gli spaghetti 

e il vino buono, l’ozio e il lavoro,
e qualche volta la televisione. 

Ma sai quando si vive con i morti scopri 

che almeno un giorno all’anno
(però non tutti gli anni) ti accolgono
e devi approfittarne, sennò muori 

quel giorno, e nessuno ti aspetta, resti solo. 

Ti conviene, se viene, non perderlo.
Per me quel giorno c’è stato. 

 

Dal finestrino abbassato ora un vento si alza 

freddo, vorace, e le parole strappa
dalla faccia, e le ultime alla radice.
Squarcia il mio silenzio. Questa strana pace. 

 

ESTA EXTRAÑA PAZ 

De la boca de mi vecino sale una corriente 

cálida y fuerte, revela cosas que no conozco. 

Existe un sitio, y allá grandes ciudades 

maravillosas, sin luz ni agua, 

donde las moscas viven mejor que los perros 

dice, y éstos mejor que los hombres:
montones de basura dominan los edificios
los coches tropiezan en carcasas de chapas
y osamentas, cada cual va donde le da la gana. 

 

Desde hace tiempo no existen calles. 

 

Tiene un músculo sencillo y honesto:
se llama corazón, ama los espaguetis
y el buen vino, la ociosidad y el trabajo,
y alguna vez la televisión.
Pero sabes, cuando se vive con los muertos descubres 

que al menos un día al año
(pero no todos los años) te acogen
y tienes que aprovechar, si no te mueres
ese día, y nadie te espera, te quedas solo.
Te conviene, si viene, no perderlo.
Para mí aquel día ha existido. 

 

Desde la ventanilla bajada un viento ahora se levanta f

río, voraz, y las palabras arranca
de la cara, y las últimas de sus raíces.
Desgarra mi silencio. Esta extraña paz. 

 

Salvatore Ritrovato (1967) insegna Letteratura italiana mo- derna e contemporanea all’Università di Urbino. Ha pubblicato le raccolte di versi Quanta vita (1997), Via della pesa (2003; n. ed. 2015), Come chi non torna (2008), Cono d’ombra (2011), L’an- golo ospitale (2013). Fra i suoi lavori critici: Dentro il paesaggio. Poeti e natura (2006), La differenza della poesia (2009), Piccole patrie. Il Gargano e altri sud letterari (2011), All’ombra della me- moria. Studi su Paolo Volponi (2014).

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