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I silenzi dell'anima di Francesco Lioce


Prefazione di Mariella De Santis a “I silenzi dell’anima” di Francesco Lioce

Collezione di quaderni di poesia “Le gemme” n.  39 anno 2023 (Ed. Progetto Cultura)

ISBN  978-88-3356-557-6

 

Essere distanza,

essere mutamento,

farsi incontro

 

Con I silenzi dell’anima Francesco Lioce avanza nel progetto di edizione o riedizione dei suoi juvenilia. La prima tappa ha visto l’uscita di Cieli di carta, sempre nella collana Le Gemme e una terza ne seguirà. Non possiamo fare a meno di partire da questo dato di fatto per disporci alla lettura di questa plaquette in quanto esso diventa, a mio avviso, un elemento in relazione con l’istanza poetica di fondo dell’autore. In uno scritto privato a me indirizzato, Francesco Lioce esplicita che la decisione di pubblicare l’intera retrospettiva risponde all’esigenza di conoscersi meglio prima di andare avanti con altre pubblicazioni. C’è quindi un’operazione di esternalizzazione da sé dove la distanza è l’elemento che orienta l’atto generativo del testo poetico. E cosa è la poesia se non uno sguardo esterno, da lontano di ciò che si ha bisogno di guardare da molto vicino sino a scoprirne cose non rilevate prima? Questo a mio avviso rende ancora più interessanti le poesie qui raccolte perché ci permettono di guardare al lavoro di un poeta nel divenire. Solitamente si dimenticano i testi scritti e pubblicati agli esordi del proprio percorso, eccitati dall’imminenza delle nuove epifanie mentre Francesco Lioce sembra voler metodicamente ristabilire un principio di indeterminazione nel movimento delle forze che abitano lo spazio e il tempo della poesia. Esiste il progetto, esiste il caso che insiste sul progetto e ne determina nuove conformazioni. Restando su I silenzi dell’anima riflettiamo sul fatto che un autore che pure ha versi inediti pronti ma decide di ripubblicare testi scritti nei suoi anni adolescenziali, sta facendo una scelta precisa e controcorrente.  La mia idea è che Francesco Lioce si ponga al centro delle correnti avverse che attraversano i progetti di scrittura e cerchi di seguirne la scia, di osservarne la formazione e il non sempre individuabile approdo.  Pubblicare questi testi è un atto che fissa in alto la perseveranza, la fiducia e la fedeltà alla comprensione dell’esistenza attraverso il lavoro poetico e nella sua possibilità di diventare poesia. Non è automatico. Quello che troviamo in questo libro sono poesie che a volte hanno un tono asseverativo stemperato dai frequenti pallori dei ricordi. Benvenute sono le sorgive trasformazioni dei ricordi in memoria che portano l’umano a superare la chiusura dell’individualità e accedere a una sorta di trascendenza laica. Il movimento interno di questi testi è l’oscillazione tra ossimori, detti e contraddetti, unità e separazione. L’elemento naturale è osservato sino al punto in cui sia possibile una identificazione col mondo osservato e non sentirsene scissi. La lentezza lavora in queste poesie, siamo nel campo di un inseguimento a passo lento, lentissimo. Le cose non sono fatte per essere raggiunte ma incontrate.  Nelle poesie presenti in questa edizione, anche nelle espressioni di più forte intimità, si leva un’aspirazione valoriale dell’esistenza e una promessa di ascolto e rispetto del terzo umano, vegetale, minerale o animale sempre però in quieta attesa di ogni forma nuova nel mutamento. 

Roma, nell’estate torrida 2023                                          Mariella De Santis 

 

 

da “I silenzi dell’anima”

 

Pensieri

La vita non è altro

che se stessa.

Non ricordo,

ma il tempo vive ancora

nella sua memoria,

sfugge il chiarore

nell’attendere la sera

 

 

Vetrata gotica

 

Era quasi una preghiera

quel coro di voci unito

al vento che piangeva.

presto l’erba diventò sul mio viso

una carezza leggera:

raccogliendo il profumo delle rose

guardai angeli tremanti

e pallidi cieli sfiorare

una strada sul tramonto infinito.

 

Frammenti di tempo

 

Trema, come luce sul vetro,

tra i rami, un bacio di amanti,

sospira il canneto

in un richiamo di rugiada,

passi perduti di ombre lontane

le greggi brucanti

nei silenzi del sole.

 

 

 

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