"Umano fiorire" di Antonietta Gnerre
Umano fiorire di Antonietta Gnerre
(Passigli 2025)
unisce memoria, natura e spiritualità e trasforma il dolore in un canto di rinascita.
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Riportiamo di seguito 4 poesie:
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EÌ€ svanito il programma del giorno.
Nel bosco i rami hanno smesso
di spiare le ballerine bianche.
Resto a casa. Invoco gli oggetti
di fare silenzio: il vaso rotto in un angolo,
le riviste in disordine accanto al lume.
I quadri alle pareti attraversano
la nebbia degli anni. Mi chiamano
ancora con il mio nome di battesimo.
Ora ripeto un segreto a voce bassa,
trattenere i ricordi nelle mani.
Nel giardino, sulle sedie di paglia.
Nel gesto millenario di accarezzare l’acqua.
Di pregare un petalo di geranio sul davanzale.
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Che cosa stiamo cercando ancora?
Forse i punti lunghi della sarta
per imbastire gli abiti per la prova,
prima di cucirli. O gli odori delle stoffe,
che arrivano dal passato.
Le date segnate sui bottoni.
Noi toccheremo con le mani ogni istante,
ogni linea rigida e leggera della terra.
Poi l’odore del pane appena sfornato,
accanto alla sartoria,
ci riporterà ̀ dove siamo.
Sulla carta millimetrata di un campo di spighe.
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Camminava a piedi scalzi
per non calpestare la terra:
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era felice di sapere che le ortensie
erano fiorite. Le contava nei vasi.
Diceva che amano l’ombra.
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Dopo si sedeva e attendeva la lettera
che arrivava da lontano,
con la carta macchiata dai timbri
delle poste. La stringeva,
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si copriva le spalle con lo scialle
e andava in cerca di un lettore,
lei non si è mai arresaalle lontananze.
Nonna pregava nei lunghi giorni,
con le foglie di gelso tra le mani.
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Applico la misura del dono
per camminare sulla terra.
Mi condanno e mi consacro
a gioie più̀ grandi:
ascoltare i solfeggi degli alberi,
disegnare le montagne.
Applico la misura del dono
per saltare con la corda
sulle acque. E ritorno nell’alveare
con l’immagine di un fiore,
di un angelo che pronuncia una sillaba.

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