Il Giallo del semaforo (SEF 2025) di Valeria Di Felice
Il Giallo del semaforo di Valeria Di Felice
(Società Editrice Fiorentina 2025)
è una meditazione poetica sul tempo sospeso
e una riflessione etica e filosofica sulle priorità dell’esistenza.
da “Il giallo del semaforo”
Le stelle madri
Le stelle ci vedevano prima
che fossimo sulla terra –
anche dopo, quando eravamo polvere
sulla strada del ritorno.
Abitavano le orbite estinte
in silenzio, adorne del creato.
Si confondevano con gli occhi delle madri,
quando le notti erano bambine
su un letto disfatto,
due pantofole nella luna piena.
La fine sghemba
Sbagliava ogni volta il bottone
e l’asola in fondo rimaneva sola
– la fine sghemba al termine della corsa –.
Ricominciava la mano ad accoppiare
i lati, ma la storia avanzava
su marciapiedi dissidenti.
Si accorse allora che la giacca
richiedeva esattezza: ogni incontro
un destino sul vestito studiato
a misura, quando calza a pennello
il corpo dell’occasione.
Il ragno
Ogni mattina entrava in macchina
e guardava lo specchietto – se ci fosse
la tela tessuta dell’inganno.
Nessun corpo impigliato
– non ancora –
e intanto il ragno fermo nell’incavo
a filare l’attesa del martirio.
Poi un giorno – a metà viaggio –
l’insetto cadde nel raggiro della seta
e il ragno si rese vivo col sacrificio della preda.
E fu allora che si accorse
– l’uomo al volante –
che non basta vedere per salvarsi la pelle.
Il guardrail
Guardava troppo a lungo il passato
nello specchietto retrovisore.
Poi, un giorno, urtò il guardrail della rabbia,
e la macchina divenne
una scatoletta di alici senza mare.
Scese sull’asfalto e camminò
sempre avanti senza lacci
ai piedi né cinture
finché scomparve la lattina dell’incidente.
Non se ne accorse
ma aveva cambiato corso
– il conducente di se stesso,
la sua unica automobile –.
Aveva sterzato da un destino
di nostalgica rassegnazione.

