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Una poesia di
James Fenton
selezione e traduzione
di
Mariella De Santis



Per Andrew Wood


Cosa vorrebbero i morti da noi

Osservando dalla loro caverna?

Vorrebbero forse che gridassimo per sempre?

Vorrebbero forse farci impazzire

O sfigurarci, o essere strangolati

Come schiavi di qualche antico imperatore?

 

Nessuno dei miei amici morti era un imperatore

Con gusti così esorbitanti

E nessuno di loro era così vendicativo

Da volere che tutti i loro amici si consumassero

Si consumassero completamente nel dolore

Sfigurati e disonorati.

 

Penso che i morti vorrebbero che noi

Piangessimo per quello che hanno perso.

Penso che la nostra fortuna nel continuare

Sia ciò che li colpirebbe di più.

Ma il tempo li troverebbe generosi

E meno egoisti.

 

E il tempo li troverebbe generosi

Come un tempo erano

E cosa altro vorrebbero da noi

Se non un posto onorato nella nostra memoria,

Una stanza preferita, una sedia sacra,

Privilegi e celebrità?

 

E così i morti potrebbero smettere di soffrire

E noi potremmo fare ammenda

E potrebbe esserci un patto tra

Amici morti e amici vivi.

Ciò che i nostri amici morti vorrebbero da noi

Sarebbero proprio questi amici vivi.


James Fenton


16 dicembre 1993

 

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For Andrew Wood


What would the dead want from us

Watching from their cave?

Would they have us forever howling?

Would they have us rave

Or disfigure ourselves, or be strangled

Like some ancient emperor’s slave?

 

None of my dead friends were emperors

With such exorbitant tastes

And none of them were so vengeful

As to have all their friends waste

Waste quite away in sorrow

Disfigured and defaced.

 

I think the dead would want us

To weep for what they have lost.

I think that our luck in continuing

Is what would affect them most.

But time would find them generous

And less self-engrossed.

 

And time would find them generous

As they used to be

And what else would they want from us

Than an honoured place in our memory,

A favourite room, a hallowed chair,

Privilege and celebrity?

 

And so the dead might cease to grieve

And we might make amends

And there might be a pact between

Dead friends and living friends.

What our dead friends would want from us

Would be such living friends.


James Fenton 


December 16, 1993

 

 

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James Fenton è un poeta, giornalista e critico letterario inglese, nato il 25 aprile 1949 a Lincoln. È cresciuto nel Lincolnshire e nello Staffordshire, con suo padre John Fenton, un esegeta biblico. Ha studiato a Durham, poi a Oxford, e ha conseguito la laurea nel 1970. Durante la sua scuola, ha già scritto poesie, e in particolare ha vinto il premio Newdigate nel 1968, che ha premiato una poesia di uno studente di Oxford. Il lavoro vincitore, intitolato Our Western Furniture, si rivolge all'incontro delle culture nordamericane e giapponesi.

Nel 1972 pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Terminal Moraine, che vinse il Prix Eric-Gregory l'anno successivo e con la ricompensa del premio Fenton viaggiò in Asia, dove assistette alla fine della guerra del Vietnam, insieme alla giornalista e fotografa Elizabeth Becker. Fenton tornò a Londra nel 1976 e divenne corrispondente per il New Statesman. Le sue esperienze in Vietnam e Cambogia lo hanno ispirato a scrivere The Memory of War e All the Wrong Places, pubblicato rispettivamente nel 1982 e nel 1988.

Nel 1984 ha vinto il Premio Geoffrey Faber per i bambini in esilio: poesie 1968-1984. Nel 1989 Fenton ha incontrato Darryl Pinckney, con cui ha vissuto da allora. Divenne professore all'Università di Oxford, dal 1994 al 1999.



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