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"Ogni respiro un mondo" (La vita felice 2023) di Tiziana Colusso letto da Michele Arcangelo Firinu




Una piccola silloge - 66 pagine, ivi compresa una breve nota dell’autrice – eppure un libro importante, direi indispensabile per i nostri flebili giorni, perché apre mondi poetici di consapevolezza cognitiva ed etica ad ogni respiro di verso. Il libro è articolato in 5 sezioni: Ogni respiro un mondo, Pastora di parole, Fons SAPIENTIAE, Alfabeti vegetali e A nuoto nel vuoto (e sulfureo atterraggio). Le poesie, tutte brevi e brevissime, sono collegate le une alle altre, tutte prive di titoli e numerate con numeri romani dato che Tiziana Colusso le concepisce come movimenti musicali. La misura degli endecasillabi prevale, intonata su lingua piana, con qualche guizzo, in alcuni movimenti, di inserti di lingue straniere: francese, spagnolo, lingue africane.

Tiziana Colusso affronta tante complessità del vivere e le risolve in leggerezza, le vaporizza in poesia. Il libro ha raccolto meritatamente recensioni e premi. La primissima impressione di trovarsi di fronte a una poesia sapienziale si dissolve rapidamente. Anche ad apertura di pagine a caso ci si trova davanti a poesie non sapienziali, ma sapienti, così sapide e cariche di senso da portare il lettore a vertiginose altitudini di conoscenza e consapevolezza. Poesie che orientano a capire l’essenza delle cose. La prima conferma di ciò la troviamo nella poesia I della II sezione, Pastora di parole, laddove l’autrice canta di essere giunta per vie molto traverse, ormai oltre / ogni dottrina e affiliazione (p. 15). In nota (p. 64) a quella sezione Tiziana Colusso precisa che durante una passeggiata sul Monte Amiata, giungendo al Tempio della Grande Contemplazione non ebbe “alcuno slancio a entrare “, ma preferì “camminare sulla soglia tra tempio e montagna, tra bandiere e vento”, ciò che le sembrò “la traccia di un destino di frontiera non geografica ma filosofica.” Infatti Colusso matura la consapevolezza che le tempeste guariscono strappando -/ sui bordi tra bandiere e vento sto/ volentieri, lì trascorre la vita (p. 15).

 Così apprendiamo che Il respiro unisce i continenti (p. 10). Oppure che gli incubi sono seduti sul diaframma (p. 10). L’occhio volge attorno lo sguardo, osserva e conosce che il respiro delle volpi volanti / - rari pipistrelli migratori - / coincide con il battito delle ali / ogni apertura d’ali un respiro / ogni respiro un mondo (p. 7). O anche che al crocevia dell’evoluzione / sta la salamandra, signora dell’acqua / del fuoco e della terra, compagna / di filosofi e alchimisti. Respira / il sole da ogni poro aperto / il mondo le scorre tra le cellule / eternamente (p. 7). Le due ultime citazioni vengono dalla sezione eponima, come per invitarci, già ad apertura di libro, a essere natura, nel respiro e nel ritmo degli endecasillabi, aspirando il sole.

Il nucleo generatore della poesia di Tiziana Colusso a mio parere si coglie nell’invito a imparare dalla salamandra a respirare da ogni poro aperto. Per tutto il libro Tiziana Colusso opera una sorta di osmosi tra sé e gli elementi della natura, l’aria e l’acqua soprattutto, giungendo, nella sezione Alfabeti vegetali a inferire l’io nell’albero di ulivo, nella spiga e nell’elemento acquoreo. Questi elementi, personificati, parlano in prima persona singolare. Tale strategia stilistica inclina la poeta - e invita i lettori che leggono quelle poesie e pronunciano quelle parole - alla compenetrazione, all’identificazione e alla fusionalità con la natura.

Strumenti retorici di questa filosofia sono le analogie, spesso disposte a reti, le personificazioni utilizzate frequentemente, le allitterazioni, le rime, le assonanze, le sinestesie, col risultato del superamento filosofico dei confini tra le specie viventi e di diversi dualismi: corpo-mente, respiro-mondo…

Talvolta le analogie sono allineate in parallelo:

nell’aere il sole cade e risorge

l’aria nel corpo entra ed esce  (Sez. I, poesia III, p. 8).


Oppure assistiamo a uno scambio di parti: la poeta, pastora di parole (p. 16), se ne va brucando l’aria [...] tra rocce e torrenti (p. 16), dove il “brucando” trasforma con immediatezza la pastora nell’animale al pascolo con l’ardita analogia pascolo-scrittura. La scrittura - ci dice la poeta - è pascolo: le parole sono allevate con cura (p.16) in transumanza testarda (p. 16), che porta lontano pastora e gregge dai clamori umani (p. 16). Qui avviene anche la contrapposizione con i “clamori urbani/ sfiati motorizzati.

La poesia-movimento IX di O.R.U.M. rende il respiro elemento unificatore del pianeta: “il respiro unisce i continenti/ non esistono acque territoriali/ per la placenta salina del pianeta” (p.10). Qui una dissolvenza incrociata repentina sfuma l’aria in acqua, che altrettanto repentinamente mediante sineddoche viene personificata in madre. Il II verso della terzina toglie di mezzo la Storia umana, l’artificiosa divisione di mari e oceani in acque territoriali.

Tiziana Colusso s’identifica ancora con l’acqua quando con piglio autoironico trova in sé l’imperfezione e avverte: “da acqua ribollente ad acqua cheta/ non vi fidate: sotto la rinuncia/ ribolle un indomato ringhio” (due endecasillibi seguiti da novenario, III, Pastora di parole, p. 21).

Tiziana Colusso rovescia l’affermazione di Montale che non credeva al tempo: ma forse è il tempo che non crede in noi (p. 23) e sceglie il qui e ora / d’un oltretempo senza macchie (p.23). Oppure cerca di contrastare l’impermanenza (p. 27) scoprendo che sostenibile è un tempo largo / largamente inutile (p. 28) che permette di sbrogliare / matasse di domande appassite (p. 28) quando si sosta proprio ora / proprio qui – a respirare (p. 28); allora il tempo è riavvolgibile / come un vecchio tape (p. 28) e lo ritrovi come tempo elastico / il tempo perduto e mai del tutto perso (p. 28). Il tempo  di Colusso s’increspa/ in cortocircuiti larghi, in gibigianne (p.39). Oppure la poeta si ritrova in una sorta di sospensione dello spaziotempo in una dimensione né qui né lì/ flottante quando si ritrova travolta/ da ventenni in fuga ellittica/ come le rondini e lei ben oltre il mezzo/ del cammino fluttua per l’appunto tra l’immaginata/ beata gioventù e il poi mai più (p. 40).

Nell’ultima poesia, in chiusura di libro Colusso si affida alla rassegnazione/ commossa alla consistenza del tempo (p. 61). Il percorso di vita che Tiziana Colusso ha attraversato la convince a starsene a latere da fedi, partiti e schieramenti sui bordi tra bandiere e vento sto/ volentieri, lì trascorre la vita (p. 15). Volgendo lo sguardo indietro al suo impegno politico giovanile, Tiziana Colusso si dissocia dalle ore aspre/ di troppe opinioni/ e assai scarse verità; una presa di distanza ribadita quando la poeta si ripensa spiaggiata tra mozioni/ sabbiose come un delfino stordito (pp. 18-19). Tuttavia, la maturità non vede Colusso arresa: la creatura che non s’arrende scava/ nicchie, non trincee (p.30). La maturità reca consapevolezze: quella dell’impermanenza, per esempio, che – personificata (p.27) - s’inabissa in labirinti/ liquidi, ricamando il vuoto e consegna alla poesia di Tiziana Colusso la bella massima morale: beato chi sa ondeggiare lieve/ nella sottile strategia del giunco (ibid.).

La maturità personale della Colusso testimoniata in questo libro ha alla base tecniche meditative lungamente apprese e praticate dalla poeta, come quella zen del meditare camminando e respirando. Di fronte al maestro Thích Nhâ’t Hanh, che guida una lezione di meditazione respirata, la poeta sembra arrendersi: non si può/ abitare la pace altrui (p.33), ma la sconfitta dichiarata consegna alla poesia un bel novenario, un’altra massima di saggezza.

Tiziana Colusso trova il dolore esistenziale nel correlativo oggettivo del canto della cinciarella (movimento III, Sez. Pastora di parole, p. 17):


il canto visibile della cinciarella

sul pentagramma cristallino del gelo

bellezza distillata dal dolore

pungolo di aghi ghiacciati

sulla solitudine del ramo


come sempre il canto visibile

è pianto che non si vede trasmutato


Il movimento si apre con la sinestesia (la sonorità del canto è demandata alla vista) e nei versi successivi il delicato canto di quel delizioso e colorato uccello è evocato espressivamente e con insistenza mediante contrappunti ossimorici: pentagramma-gelo, bellezza-dolore; il quarto verso brandisce gli aguzzi strumenti di tortura; il quinto opera uno scambio, la solitudine della cinciarella con immediatezza di spostamento è attribuita al ramo (reificazione lignea della solitudine dell’uccellina e personificazione del ramo), il penultimo verso ribadisce la sinestesia del primo; l’ultimo verso chiude con la citazione ungarettiana, ma il trasmutato rovescia l’invisibilità di quel pianto interiore e lo riporta alla visualizzazione del verso iniziale. Il canto della cinciarella è metafora del poetare di Tiziana Colusso. I correlativi oggettivi: il canto dell’uccellina, i cristalli di gelo, i pungoli di aghi ghiacciati - pentagrammi del canto stesso e la desolata solitudine del ramo esprimono e visualizzano l’intimo dolore della Colusso.

Di riflessione in riflessione Tiziana Colusso giunge a soffermarsi sul fine vita che è il finis terrae/ dove ognuno è esploratore/ estremo (p. 34) e qui si sfaldano le parole/ come rocce erose dai venti e dal salino e nel mistero la poeta trova all’orizzonte      silenzi/ densi     come nubi (p. 35).

e viene aprile, crudele di vento - canta Tiziana Colusso - e il bellissimo endecasillabo rinforzato dalla personificazione, apre a tramonti marini, a gabbiani, mentre non trova ancora rondini in volo e la mente, per contrappunto, si volge alle guerre: le battaglie ribollono di nuovo […] follia crescente/ a ogni latitudine, barocco/ tracollo della specie umana (p. 41).

Il rifiuto della guerra torna nel canto III di Alfabeti vegetali. Qui è l’acqua che scorrendo personificata racconta in sintetica e rapida successione torrentizia la storia dell’evoluzione delle specie quando voi viventi scalpitavate/ indecisi se rimanere anfibi/ o abbandonare la matrice acquatica/ con nuove zampe e ali e unghie/ e poi ben presto/ pietre, lance, giavellotti/ già vogliosi di guerra/ lungo gli argini dei fiumi (p. 50);

e dentro quegli argini l’acqua si contrappone, pacifica e lustrale, agli umani: dove scorrevo pacifica, mescolata/ al vostro sangue guerriero, sangue matricida/ che risciacquava in me ogni lordura.

Nel movimento II - Alf. Veg. pp. 47-48 - un’altra personificazione fa cantare la spiga matura, che racconta i campi, la maturazione del frumento, la danza delle spighe al sole, poi la falciatura, la trebbiatura e il viaggio dei sacchi di grano fino ai cupi silos/ capannoni in squallide lande/ sovrastati dal rombo di bombe [...] i sacchi che dovevano correre/ verso i forni del mondo/ si stanno bucando, e noi marciamo/ della marcia sragione delle guerre.

L’utilizzo di contrappunti tematici e stilistici è frequente in questo libro. Tiziana Colusso fa uso con naturalezza di tali procedure. Mi limito a un paio di esempi tornando alle ultime due poesie osservate sopra.

Nel canto II di Alfabeti vegetali la spiga, il chicco di frumento, i sacchi di grano, il pane sono contrapposti alla furia distruttrice delle bombe. Nel canto III di Alfabeti vegetali l’acqua, elemento primordiale, fa da contrappunto a tutto: parla, ascolta e accoglie – nel mio grembo largo – dice – voci, leggende, remi battenti, panni intrisi di sudore quotidiano (p. 49), liquami, rottami di barche di migranti e l’intera storia del mondo, quella geologica, quella biologica dell’evoluzione delle specie viventi e dell’uomo, economica e politica, fino a prevedere amaramente la definitiva conclusione dell’avventura umana, dato che anche il pianeta è sfinito/ dal vostro sangue guerriero/ che vi rende avidi e folli/ votati all’estinzione [...], l’acqua termina il suo canto con la previsione funesta: scorrendo per l’ultima volta/ vi avvolgerò in moto a ritroso/ nel mio utero liquido, fresco/ sudario di lacrime salate (p. 50).

Tutto il libro ci guida a immergerci nella natura, a riconoscerci in essa, a rispettarne la saggezza e la bellezza che suggeriscono un nuovo modo d’essere e d’agire per costruire un mondo nuovo. La poesia XI della I sezione (p. 25) è una ragnatela musicale di assonanze, rime, allitterazioni, ripetizioni, metafore e corrispondenze, una danza dell’intelletto tra le parole – per utilizzare l’espressione teorica di Ezra Pound - e  potrebbe leggersi come un manifesto e un invito a un nuovo modo d’intendere la vita. Annoto i rimandi: nodo-modo-mondo, torto-ritorto-filo del divenire-télo(s)-tessuto, senz’altro-altro, nuovo torto-altro modo-nuovo mondo, consonanze-alleanze mute. Anche la spaziatura è al servizio del reticolato dei rimandi.

Ricopiando per intero la poesia per non rovinarla con lo smontaggio.

 

Ancora un nodo                                  un nuovo torto

                   sul filo ritorto del divenire:


            ci vuole senz’altro un altro modo

                                            un nuovo mondo,

un télos tessuto

                                    di consonanze

                                                alleanze mute

 

L’ultima sezione del libro, A nuoto nel vuoto (e sulfureo atterraggio) - come avverte Tiziana Colusso in nota - unisce i quattro elementi: acqua (nuoto), aria (vuoto), fuoco (zolfo) terra (atterraggio). Qui, nel I movimento (p.57), vengono intrecciate poeticamente conoscenze scientifiche, come la deriva del cosmo che allarga gli spazi interstellari (si rarefà l’universo/ come una torta troppo lievitata/ le molecole si sfuggono, si slargano/ esponenziali, si fa spazio al respiro/ nel vuoto irriducibile che spartisce/ gli elettroni, si dissolve il legame/ chimico che affattura gli elementi), la consapevolezza della morte (salubre cerimonia degli addii/ dal saturo di pensieri valigie), della fine dell’umanità e della terra stessa, adombrata nella rarefazione stessa dell’universo e sensazioni legate a ricordi di viaggi (memorie moresche dell’Alhambra – una fontana parigina – movimento III, p. 58 – antipodi africani nel IV movimento). Nel V movimento troviamo la poesia e il poetare, aereo, con splendidi versi: accade la poesia per pieni e vuoti/ in bilico tra tecnica e magia (p.59). Il fuoco è nel movimento VI: la vulva del vulcano non m’accoglie (p. 60). Il VII movimento chiude il libro con un brivido che scuote/ il respiro della sera (p.61).

 

Concludo con un omaggio poetico, una quartina del poeta russo Guennadi Aïgui - trovato in traduzione francese dalla quale traduco – Una poesia che trovo in sintonia con la poesia di Tiziana Colusso:

 

Et l’homme va par la campagne                                              E l’uomo va per la campagna

il est la Voix et la Respiration                                                  ed è la Voce e il Respiro

parmi les arbres, comme s’ils attendaient                             tra gli alberi, come se essi attendessero

d’être nommés pour la première fois.                                     di ricevere per la prima volta i loro nomi.

 

Guennadi Aïgui, Toujours plus autrement sur terre - Traduit du russe par Clara Calvet et Christian Lafont, Atelier de l’agneau transfert.                        –                       Traduzione in italiano dal francese di MAF.





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