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"7 Poemetti" di Franca Alaimo (Internolibri) letto da Francesca Innocenzi



Con la sua ultima silloge 7 poemetti (Edizioni Interno Libri 2021) Franca Alaimo ci fa dono di una scrittura lirico-visionaria saldamente radicata nel reale; una scrittura in grado di far propria la tradizione letteraria, dalla classicità al Novecento, in una elegante corposità della parola, che rende l’analisi dell’interiorità uno dei tratti peculiari della narrazione.

Delle due sezioni che compongono l’opera, la prima, costituita dai poemetti, elegge il verso come luogo in cui l’enunciato si dispiega e prende spazio, mentre la seconda mette in risalto la scelta della brevitas in frammenti di prosa «di natura diaristico-aforistica» (così Giovanna Rosadini nella prefazione). Non per questo viene meno la coesione interna, assicurata dalla ricorrenza di temi e immagini che legano testi dal diverso impianto formale in un unicum portatore di significati.

Tratto unificante è la presenza del divino, che, grazie al potere evocativo della parola, si fa immanente e prende corpo in uomini e animali. Come Zeus assumeva gli aspetti più disparati per amare fanciulle mortali, così la divinità si cela in forme inattese per effondere creazione, amore, vita; un essere divino che talvolta si manifesta come Dio cristiano, altre volte vive negli antichi miti. Testimoniando l’intreccio degli opposti nel groviglio dell’esistere, l’io poetante attraversa la passione di Cristo sulla croce e nel contempo si riconosce in dèi ancestrali che segnano cicli di morte e rinascita. Il cosmo è un organismo sacro, e l’alternarsi delle stagioni è liturgia cui l’uomo nel suo quotidiano vivere prende parte: «La mia casa divenne il simbolo dell’ubbidienza/ alla liturgia cosmica, alla felicità dell’esistenza/ che più si autocelebra nelle più brevi creature,/ all’ostinazione di un’eterna trasmigrazione/ degli atomi verso altri atomi». Le memorie mitico-archetipiche forniscono chiavi di lettura del vissuto personale; del resto, è proprio la perdita di contatto con il linguaggio del mito e del simbolo a rendere l’uomo sempre più inconsapevole, sempre più prigioniero del proprio sonno. E, se è data una sostanza angelica che liberi dal contingente e dalle sue catene, questa sostanza è la poesia. La parola poetica è messaggera tra le due dimensioni, celeste e terrena, tiene insieme cielo e abissi, luce e buio. Nel proclamare la caducità delle cose mondane, la scrittura diviene memoria e attitudine all’esistenza, territorio di dialogo con le varie rifrazioni dell’io, passate e presenti; persegue la limpida bellezza dell’essenziale: «Creare un verso solo. Così bello da bastare a tutte le domande».

Le parole sono dunque necessarie, per quanto a volte inadeguate ad esprimere la pienezza del sentire, una pienezza che prende corpo nel silenzio dell’ascolto e dell’accoglimento. Il pieno e il suo opposto complementare, il vuoto, confluiscono in un rapporto di identità: «Il vuoto è pieno». L’autrice elabora un concetto di vuoto variegato e sfaccettato: spazio della caduta che accompagna la morte/sogno (si considerino le allitterazioni racchiuse nel verso «Vento vuoto, voce vuota, vortice vuoto»), ma anche ospite di gioia, gravido di presenze invisibili; necessario alla materia, il vuoto coopera alla pienezza dell’universo.

La labilità costitutiva dell’essere poggia tanto su assunti scientifici quanto su immagini di valenza ancestrale; tra queste ultime, il rosso sangue, emblema di istinto vitale e violenza, crudeltà e abbandono all’amore. Particolare attenzione è dedicata al simbolismo dei colori (oltre al rosso, il blu e il viola) e dei numeri (il nove, con evidenti richiami danteschi). Ciascun poemetto si rivela così un incastro di narrazioni intorno a figure portanti e campi semantici incentrati sui grandi temi dell’esistenza, oggetto di incalzanti interrogativi tra empiria e metafisica: la vita e la morte, l’amore, il divino, il tempo. In un modo imperniato su un caleidoscopio di contrari, l’io poetante si volge alla ricerca dell’armonia, in bilico tra raccoglimento in se stessa e il richiamo delle cose, nell’intento di aprirsi all’alterità, lasciarsi e lasciare andare, carpire il riflesso che lo specchio della relazione restituisce. Dal mito di Orfeo ed Euridice accoglie il monito a serbare i ricordi senza tentare di opporsi alle leggi ineluttabili, sancite dagli eterni cicli della nascita e della consunzione. L’iter narrativo bambina/donna reca tracce delle convenzioni sociali con i loro divieti e costrizioni, simbolizzati dalla ricorrenza di muri e cancelli, ostacoli nel percorso di individuazione dell’eroina. All’interno della metafora corpo/casa («Il mio corpo adolescente/ era una casa di clausura/ con un caldo tropicale/ e sogni vaneggianti»), l’eros è un percorso iniziatico a tinte delicate, dotato di una profonda sacralità tra mistero, infrazione e abbandono. E l’inesausta tensione dialettica tra l’umano e il trascendente si risolve in un’allegoria della rosa (il «per sempre - come scrive Bonnefoy – dell’effimero fiore»), a sottolineare come nella caducità risieda l’eterno, che nella frangibilità sempre viva delle cose coincide con la pienezza del vuoto, l’acme della nostra fragile perfezione.

Francesca Innocenzi




Franca Alaimo vive e opera a Palermo, dove ha insegnato materie letterarie. Esordisce nel 1991 con la silloge poetica Impossibile luna. Successivamente ha pubblicato altre venti raccolte poetiche, due delle quali in forma di e-book. Tra le più recenti: Elogi (Ladolfi), sacro cuore (Ladolfi), Oltre il bordo (Macabor). È autrice anche di tre romanzi e di un epistolario. Ha lavorato nella redazione della rivista L’involucro di P. Terminelli, e, successivamente, in quella di Spiritualità & Letteratura, diretta da T. Romano e ha collaborato con La recherche, rivista on-line diretta da Maggiani e Brenna. Ha tradotto dall’inglese due brevi sillogi di Peter Russell. Ha pubblicato saggi sulla poesia di D. Cara, T. Romano, G. Rescigno, L. Luisi, F. Loi, V. Fabra e sui poeti dell’Antigruppo. Molto interessata alla letteratura contemporanea, ha firmato centinaia di recensioni, prefazioni e post-fazioni. È presente in molte antologie, blog nazionali e internazionali. Alcuni suoi testi sono stata pubblicati su riviste (tra le quali Poesia di Crocetti, e Atelier di Ladolfi) e quotidiani italiani. Molti i riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni. Nel 2020 è uscita con la casa editrice Macabor un’auto-antologia di testi poetici scelti dalle sillogi pubblicate fra il 1991 e il 2019.

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Guest
Jun 26, 2023

Parole intelligenti, riflessioni sul contesto molto circostanziate per una poeta molto significativa.

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