"Esercizi di stile" (Ed. Progetto Cultura) di Maria Teresa Ciammaruconi letto da Cinzia Marulli
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- 12 gen
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Esercizi di stile (Ed. Progetto Cultura 2025) inizia con una breve nota introduttiva dell’autrice e, invece di una singola prefazione, riporta una moltitudine di commenti di amici (Gisella Blanco, Marco Colletti, Mariella De Santis, Marcello Carlino, Francesca Civerchia, Michele Arcangelo Firinu, Marco Palladini, Simona Cigliana, Sergio Zuccari e Carla De Bellis). Il commento di Lamberto Pignotti invece è posto a citazione all’inizio dell’opera.
Il primo testo poetico s’intitola proprio “Dichiarazione” e ci mostra l’essenza giocosa, per così dire, dell’autrice che si è sempre appassionata alla sperimentazione linguistica. Qui, con questa gemma Maria Teresa si immerge nel piacere della gabbia metrica del sonetto come farebbe un bambino verso un gioco desiderato: “come Raymond vorrei giocare/nascosta e disgregante tra le file/ dei poeti che amano poetare/... Scelgo una gabbia dove stare stretta/ dietro le sbarre corte delle rime/ resto seduta e aspetto senza fretta/ il raggio che trafigge disperato/ la carne delle cose dove anch’io/ sconto la colpa del mondo abusato/.
Il resto dell’opera è suddiviso in tre sezioni: “Scomparire in sette sonetti”, “Diario Mensile” “Ad personam”.
Nella sezione "Scomparire in sette sonetti" l'autrice ha l’obiettivo, dichiarato nella sua nota introduttiva, di evitare l'autoreferenzialità permettendo al soggetto di "scomparire" all'interno del ritmo e della misura degli endecasillabi. Ogni sonetto affronta una “scomparsa”. Nel primo vi è una riflessione sul senso dell'essere stati, con evocazione di immagini di sogni giovanili ("cresciuti dentro ad uno zaino") e la sfida intellettuale di chi ha vissuto intensamente, pronto a "sfidare l'ultimo verdetto"; nel secondo si affronta il tema del tempo che passa e della femminilità che muta; il terzo è un'ecfrasi dedicata al pittore olandese Van Gogh e qui la scomparsa è legata al delirio artistico che trasforma la miseria in colori accesi, dove il "girasole impazzito" e il grano non bastano a colmare il vuoto dell'infinito; nel quarto si esprime il conflitto interiore tra la paura della morte definita "sorella traditora" e la "voglia di sbranare la vita", denunciando al contempo l'ipocrisia delle convenzioni sociali; il quinto si interroga sul ruolo della poesia. La parola poetica viene vista come qualcosa che si libera "dalla gola degli umani" per rianimarsi nel vuoto e dare voce alle "rivoluzioni". Nel settimo il riferimento è alla realtà del mondo, alle tragedie, alla caducità della vita e di ciò che ci circonda. Ne deriva un sonetto colmo di apprensione; il settimo sonetto ispirato all'artista Anselm Kiefer, chiude la serie riflettendo sulla creazione. Tutti e sette questi sonetti possono essere immaginati come le pareti una stanza piena di specchi nella quale entra la poetessa per guardarsi, ma la struttura rigorosa della stanza/sonetto crea una rifrazione della sua immagine/io tale che essa svanisce lasciando il posto ad un’essenza universale.
La sezione Diario Mensile riporta dodici sonetti datati da luglio 2023 a giugno 2024, che offrono una cronaca poetica del tempo presente. Vengono affrontati temi come il mare e la terra di confine, la memoria personale e il passare del tempo, ma rilevante è anche la denuncia delle "catastrofi umane" e delle "guerre epocali", con riferimenti diretti alla situazione nella Striscia di Gaza, dove "gli eletti schiacciano bambini come insetti". Si toccano anche temi politici e sociali più ampi, come le spese militari e le elezioni europee, con un tono spesso ironico e disilluso.
L’ultima sezione "Ad personam" riporta 2 sonetti che sono chiaramente dediche a persone amate o comunque significative nell’esistenza della poetessa.
In conclusione, la poesia di Maria Teresa Ciammaruconi può essere definita come un atto di "resistenza formale", dove la struttura chiusa del sonetto non funge da limite, ma da strumento per distillare una verità umana e sociale complessa.





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