La cura di te e altre insistenze (Ed. Progetto Cultura) di Mariella De Santis letto da Cinzia Marulli
- infoparolapoesia
- 12 gen
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La gemma di Mariella De Santis, "La cura di te e altre insistenze" (Ed. Progetto Cultura 2025), comprende tre poemetti scritti dall'autrice tra il 1998 e il 2005, che vengono qui ristampati e prendono nuova vita. L'autrice stessa vede la riunione di questi testi come una "sorta di riparazione alle fratture del tempo".
Il primo poemetto “La cura di te” - che dà il titolo all’intera opera - è accompagnato da una nota introduttiva di Viviana Nicodemo. Infatti questo poemetto già a suo tempo fu inserito nel libro fotografico di Viviana “Necessità dell’anatomia” pubblicato nel 2007 da Spirali Ed.
Il dire poetico di Mariella De Santis si manifesta con potenza: la materia corpo riveste un ruolo centrale.
È illuminante della complessità dell’opera già la prima quartina:
Prendo su di me la tua cura
animula piccola silente nella gioia
scuro cielo d’osso in carne infisso
prendi la mia cura.
Il passaggio dalla prima persona alla seconda capovolge e avvolge il soggetto della cura che non è definito inizialmente con riferimento alla materia ma all’anima con il suo vezzeggiativo “animula” che è “piccola silente nella gioia” a cui segue il riferimento materico “d’osso in carne infisso”.
Non si può già da questi primi versi non notare il lavoro sulla lingua, sulla fonetica, le assonanze, l’uso di una metrica originale piegata al volere della poetessa e resa libera. E’ una lessico che si nutre di contrasti, di ossimori, il ritmo è incalzante, avvolgente.
Mariella De Santis attraversa il concetto di cura mediante un’elaborazione psico-emotiva che scandaglia i molteplici aspetti della fragilità umana, fragilità di corpo e di mente/anima ma, nello stesso tempo, questa fragilità diviene anche forza tanto che alla fine è Gradiva ad incedere pronta al tuffo sorprendente. L’autrice si rivolge ad una “creatura” che potrebbe essere chiunque, una figlia, una sorella, una madre, sé stessa e la cura è intesa sia come atto di accudimento sia come processo di guarigione da ferite, fisiche ed emotive. La cura di te mette in evidenza la complessità delle relazioni e del viaggio esistenziale e i versi sono ricchi di vita e di materia. Vi è anche scandagliato il quotidiano della vita “i gesti di ogni giorno a darmi struggimento/ il segno della croce, la vasca da lavare, i quaderni dei bambini”.
Così come l’inizio anche nella chiusura del poemetto ritroviamo altrettanta forza: Vado via/ In luminosa evidenza ora tu sei, clinicamente viva.
Si conclude così dunque la cura, con la realizzazione di un’indipendenza. La creatura ora è in grado di badare a sé stessa. È un atto di coraggio riuscire a lasciar andar via chi si è tanto accudito. L’autrice ci dice quindi che l’amore non è possesso ma cura, vera, disinteressata.
Nella sezione “Altre insistenze troviamo due poemetti: “Ipnos, il poema del sonno” e “la disobbedienza” e sono introdotti da una nota dell’autrice.
Ipnos indaga la complessità dell’esistenza umana attraverso il tema del sonno, visto come una dimensione che svela l’ignoto e la vulnerabilità umana. Il sonno è presentato come una “piccola tenebra” e molteplici sono la dimensione in cui esso viene esplorato. Troviamo la dimensione scientifica che svela gli stadi del sonno: alfa, beta, complessi kappa, sonno paradosso; quella che esplora le origini mitologiche del sonno sia come figlio della Notte e fratello della Speranza (cultura occidentale) che come parte di una famiglia oscura con Dolore, Lutto e Morte (mito greco), oltre a citazioni bibliche e letterarie come ad esempio in Shakespeare (Noi siamo fatti della stessa materia dei sogni); quella religiosa e quella personale.
Il sonno è una sorta di terreno di confine dove si manifestano “sogni spesso voluttuosi” e si sperimenta una mancanza di “potere sul corpo, mente o quello spasmo d’apnea che qualcuno chiama anima”.
Quindi la poesia attinge sia alla scienza che al mito per esplorare le origini e i significati del sonno, legandolo a temi come la nascita, la morte, il desiderio di conoscenza. La scrittura stessa è vista come mezzo che “spartisce origini, confini, dimore” tra il sonno e la veglia, permettendo di “risvegliarsi un poco” e salvare il tempo dall’oblio. L’io lirico veglia, pur riconoscendo che il sonno rivela un “boato d’anarchia” che vive silente in noi.
La disobbedienza", ci dice l’autrice nella sua introduzione, è stato scritto per una drammaturgia in versi e, per citare le sue parole è un "duello tra il buio del dicibile e l'abbacinamento della rivelazione". Il poemetto si si apre con una citazione di Albert Camus: “Che cos’è un uomo in rivolta? un uomo/ che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia/ tuttavia: è anche un uomo che dice di sì/ fin dal suo primo muoversi”. E proprio la dualità espressa in questa citazione è quella che ritroviamo in tutto il poemetto dove la disobbedienza non è un semplice atto di negazione, ma un'affermazione di identità e resistenza.
Ritorna in anafora per tutto il testo il verso "Quello che mia madre non dovrà mai sapere" come frase introduttiva che conduce ad una dimensione di segretezza, un luogo che deve restare precluso allo sguardo materno per poter esistere.
Anche in questo poemetto la scrittura di De Santis è estremamente materica e corporea.
Il ritmo è drammatico e la struttura riflette proprio la sua destinazione alla teatralizzazione alternando momenti di estrema tensione a pause di suspense. Dal punto di vista formale troviamo che ogni strofa si chiude con una serie di sostantivi isolati da trattini che sembrano agire come correlativi oggettivi, ancorando l'emozione espressa nei versi precedenti a elementi fisici o naturali. Ad esempio: “E’ l’acciaio che non si piega l’anima che mi regge - labbra, gelo, afasia, morte - .”
Intensa è la chiusura del poemetto che vede tre sostantivi maiuscoli a chiudere il senso complessivo dell’opera “PAROLA - MIRACOLO - SILENZIO”.
In sintesi, la poetica di Mariella De Santis si manifesta attraverso una scrittura che definirei luminosa e infuocata che non teme di affrontare le fragilità creaturali, i misteri del subconscio e la forza liberatoria della ribellione.

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