"La stella che brilla nel mare" di Marco Colletti (Ed. Progetto Cultura) letto da Cinzia Marulli
- infoparolapoesia
- 6 feb
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La meraviglia della poesia
La stella che brilla nel mare di Marco Colletti è la gemma n.45 del 2025. Ho desiderato inserirla nei quaderni di poesia Le Gemme perché ritengo che la voce poetica di Marco sia una voce importante e originale della nostra contemporaneità.
La prima cosa che mi ha colpito in questo lavoro-progetto di Colletti è stata la sua stessa introduzione firmata “Vostro Scardanelli” ovvero facendo proprio l’ultimo nominativo che il grande poeta tedesco J.C.F.Hölderlin si attribuì proprio negli ultimi anni della sua vita mentre viveva rinchiuso in quella che venne definita “la torre”, cioè una stanzetta all’ultimo piano della casa di Ernst Zimmer a cui fu affidato e dove visse gli ultimi 37 anni della sua vita affetto da una grave malattia psichica che oggi è stata riconosciuta come schizofrenia di tipo catatonico.
Scardanelli-Colletti in questa nota introduttiva esprime una profonda riflessione sulla condizione umana e sulla ricerca di significato nell'immensità dell'universo svelandoci, dunque, l’intento della sua poesia. Così possiamo leggere in questa nota “cosa c’è di più lontano per l’Uomo dei fenomeni celesti, delle mutazioni immense e spettrali che sembrano non toccarci mai? Come se tutto ciò che importa fosse la vita che ogni uomo conduce nella torre di sé stesso. Se il mio respiro sfora l’azzurro dell’atmosfera e va oltre questo ottico inganno che avvolge il nostro globo, posso sognare che il segreto della nostra esistenza risieda vagando nell’immenso e si dilati in quel Tutto che qui è solo impercettibile, come il sogno di questa formica, ora, sulle travi del pavimento, che non schiaccerò, ma lascerò sognare. Allora ne dedurrò che quel mio sogno di vastità sarà la realtà di tutti i viventi. E che la mia mente è nel giusto.”
E infatti "La stella che brilla nel mare" è una raccolta poetica che si distingue per la sua intensa esplorazione del rapporto tra l'uomo e il cosmo. È un’opera di grande intensità poetica che pone in relazione scienza e poesia che, per l’autore, non sono ambiti separati ma due forme di conoscenza che possono arricchirsi a vicenda. Il rapporto tra scienza e poesia è indagato come un dialogo fecondo tra due forme di conoscenza che si completano a vicenda, arricchendo la nostra comprensione del mondo e di noi stessi. Così nella poesia a pag. 12 “La poesia della scienza” l’autore scrive “Non c’è nulla di più poetico della scienza”. Colletti utilizza spesso elementi scientifici, come concetti astronomici, biologici e fisici, per esprimere le proprie riflessioni poetiche e questo connubio tra scienza e poesia diviene un mezzo privilegiato di esplorazione dell'universo e dell'esistenza umana in modo più ampio e profondo, offrendo al lettore una visione del mondo che è al tempo stesso razionale e immaginifica. È come se l’autore suggerisse che la scienza e la poesia siano accomunate dalla ricerca della verità e del significato in quanto entrambe cercano di svelare i misteri dell'universo e di dare un senso all'esperienza umana, anche se utilizzano strumenti e linguaggi diversi.
È interessante questa capacità di spaziare tra microcosmo e macrocosmo esplorando sia l’intimo sentire dell’individuo sia la vastità dello spazio siderale e i temi della conoscenza, dell'esistenza umana e del mistero si intrecciano profondamente, definendo la condizione dell'individuo di fronte all'immensità del cosmo e all'enigmaticità del reale.
I temi che Colletti affronta sono temi profondi, esistenziali; l’esistenza umana è spesso descritta come limitata e confinata, sia fisicamente per percettivamente. La vita è vista come un ciclo ripetitivo e monotono (abbandonata a ripetersi sempre uguale). Un tema ricorrente è proprio quello della conoscenza e della sua ricerca che a volte però si scontra con i limiti umani. Essa si manifesta nell’osservazione delle stelle, nello studio dell’universo e dei suoi confini e anche nell’analisi scientifica della vita. La scienza diviene intrinsecamente poetica celando i misteri dietro alle sue formule. Vi è una dolorosa riflessione sul posto dell'umanità nell'universo, sui misteri del tempo e dello spazio e sulla ricerca di significato in un mondo spesso indifferente. Interessante è la capacità di collegare i minuti dettagli dell'esperienza umana con la grande scala degli eventi cosmici.
La poesia di Marco evoca un senso di stupore e di meraviglia di fronte all'universo, ma anche una commovente consapevolezza della fragilità e dell'impermanenza umana. C'è il desiderio di connessione e di comprensione, una lotta con i misteri della vita e della morte. Però, malgrado il tenore malinconico delle sue poesie, si intravede un senso di speranza (o forse un desiderio di speranza) e una celebrazione dell’uomo per la curiosità e l'esplorazione.
Dal punto di vista stilistico, la raccolta presenta una varietà di forme e metri, che contribuiscono a creare un ritmo incalzante e coinvolgente. L'uso di figure retoriche come la metafora e l'analogia arricchiscono il testo di ulteriori livelli di significato, invitando il lettore a una riflessione profonda e personale. Per esempio nella poesia che dona il titolo all’opera “La stella che brilla nel mare” il mare viene metaforicamente descritto come “la coperta delle onde” il che suggerisce anche un senso di protezione e di mistero che avvolge ciò che si trova al di sotto della superfice. Così nella poesia di pag. 8 “I Re Magi sono io” Colletti definisce i ricordi “scaglie d’infanzia” e nella poesia seguente di pag. 9 “Io” la luna di Giove diviene “velo di fiamme” facendoci immergere nell’atmosfera vulcanica e incandescente dell’astro ma anche dell’animo umano travagliato. Oltre alle metafore, interessante è l’uso delle analogie, un uso assai significativo che crea connessioni tra elementi diversi come ad esempio l’analogia tra vita e rocce che troviamo nei primi versi della poesia a pag. 6 “La vita delle rocce” nella quale il poeta scrive: Chi l’ha detto che le rocce non hanno/vita? E se quando si spezzano soffrissero/o soffrisse solo per un istante l’Universo, /... suggerendo, dunque, che anche le rocce potrebbero possedere una forma di esistenza e sofferenza. Nella poesia di pag. 8 “l’orfanotrofio dei pianeti” l’andare solitario e costantemente uguale dei pianeti è accostato al silenzio come ci mette in evidenzia il verso lo spettacolo del silenzio che diverte Dio.
In conclusione La stella che brilla nel mare è un’opera affascinante, stimolante e a volte addirittura commovente. L’uomo nella sua finitezza si proietta nell’infinitezza dell’universo, nei suoi misteri, nelle sue leggi fisiche, diviene universo egli stesso, l’esplorazione del cosmo e della natura è profondamente esistenziale e introspettiva. Sono poesie che richiedono lettura, rilettura, riflessione e meditazione. È poesia e in quanto tale non ha limiti e confini.
Cinzia Marulli





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