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Frammenti di lei (Il coraggio del quotidiano) di Marvi del Pozzo letto da Cinzia Marulli

  • infoparolapoesia
  • 20 apr
  • Tempo di lettura: 4 min
foto di Carola Allemandi
foto di Carola Allemandi

Frammenti di lei - il coraggio del quotidiano - di Marvi del Pozzo

collezione quaderni di poesia Le gemme

(Ed. Progetto Cultura 2025).

Gemma n. 46


Sedute nel salotto della casa torinese di Marvi parlavamo di vita e di poesia (che poi, sono la stessa cosa) e le chiesi di donarmi un suo lavoro poetico da pubblicare nella collezione di quaderni Le Gemme. Da questo incontro nacque Frammenti di Lei - il coraggio del quotidiano: 25 ritratti di donne introdotti da un testo poetico che non solo presenta l’opera nell’intento dell’autrice, ma si configura come una vera e propria dichiarazione di poetica:

 

Impressioni evanescenti

quando più

non è notte

ma la luce è indistinta

come i trasalimenti

dell’anima complessa

delle donne.

Tra la morte

del sogno e il mio risveglio

mi appaiono

figure femminili:

donne reali diventate mito

donne del mito che si fanno vere.

Sono riferimento

ai miei percorsi

ma se in punta di penna

le trattengo

pur frammentate, fisse sulla carta

sapranno dire

al cuore di altre donne

in solidarietà di sorellanza.

Così è per la poesia

se ci entra dentro.

 

Frammenti di lei si configura come un’opera poetica compatta ma stratificata, costruita attorno a un asse tematico ben definito, ovvero la rappresentazione del femminile nelle sue molteplici incarnazioni, tra storia, mito e vissuto personale. Sono 25 ritratti – reali, letterari e simbolici – di donne differenti per epoca, ruolo e destino, ma accomunate da una tensione esistenziale profonda e da una consapevolezza spesso dolorosa del proprio essere nel mondo. L’autrice rende omaggio alla grazia di Rita Levi Montalcini, alla forza libertaria di Anna Achmatova, alla "solitudine dorata" di Emily Dickinson e alla fragilità elegiaca di Antonia Pozzi. Accanto a questi nomi illustri, trovano spazio figure contemporanee come l'infermiera Katia, simbolo di una vicinanza umana che fa la differenza, o Elena Cecchettin, la cui voce diventa testimonianza del dolore straziante per la perdita della sorella Giulia. L’impegno civile e il contrasto al male sono espressi chiaramente e fortemente anche nei testi dedicati a Nadezda Mandel’stam, richiamando l’attenzione verso i  dissidenti russi come Navalny e Politkovskaja, e verso la martire messicana Susana Chavez, il cui sacrificio diventa un monito contro la violenza. Con la poesia dedicata a Lilith entriamo nella dualità dell’anima. Vi è un contrasto interno personificato nella figura mitica di Lilith: “la luna nera che domina l'inconscio”, scrive Marvi. È l’esplorazione della paura del proprio potere, della ribellione al dominio maschile e della "dicotomia che dilania" un io spesso percepito come un mosaico scomposto.

Uno degli elementi più rilevanti è la struttura “frammentaria” annunciata già dal titolo: ogni poesia si presenta come un tassello autonomo, ma contribuisce a un disegno unitario, quasi corale. Il soggetto lirico si moltiplica e si decentra, assumendo di volta in volta la voce di figure come scienziate, sante, artiste, vittime o donne comuni. Questa pluralità produce un effetto di rispecchiamento continuo, in cui l’identità individuale si dissolve in una dimensione collettiva e solidale, esplicitata anche nell’idea di “sorellanza”.

Per l’autrice, la parola poetica scava "solchi nel silenzio" e funge da "fiammifero di conoscenza intuitiva nel buio del sé". È un atto di responsabilità affidato a un futuro incerto, una "resurrezione" che permette alla mente di appigliarsi alle proprie radici anche quando la gioia svanisce.

Dal punto di vista stilistico, Marvi del Pozzo utilizza una lingua accessibile, oserei dire semplice, ma non priva di intensità evocativa. L’autrice predilige un verso libero, scandito da pause e enjambement che accompagnano il fluire del pensiero più che costruire una musicalità rigorosa. Le immagini sono spesso legate a elementi naturali (luce, buio, mare, stelle) o a simboli archetipici, contribuendo a creare un tessuto poetico che oscilla tra concretezza e astrazione.

Non manca una riflessione metapoetica: la poesia è intesa come strumento di conoscenza e di salvezza, capace di “scavare solchi nel silenzio” e di dare forma a ciò che altrimenti resterebbe indistinto.

Interessanti sono anche le poesie nelle quali emerge una dimensione più intima e quotidiana fatta anche di ricordi familiari o di incontri apparentemente semplici. Esemplare perfetto è la “Nonna mia”. Qui il dato autobiografico non è solo dedicatorio e memoriale ma acquisisce anche una dimensione universale di sorellanza:


Nonna Mia

 

Quando sul gradino della baita

ti vedevo cucire o sferruzzare

notavo il tuo sorriso di lontano

che ti portava non sapevo dove

ma in qualche modo mi ti avvicinava.

Ti chiesi un giorno, tu mi rispondevi:

noi donne abbiamo vite complicate

non ci è facile mantenere il filo.

Sono più d’una insieme, tante storie

indirizzate spesso dal dolore

o comunque è il destino che ci imbriglia.

Trovo la forza nel paesaggio intorno,

nello spasmo struggente del tramonto,

nell’eternare con i miei colori

quei papaveri rossi in mezzo al prato.

Non puoi capire quella forza interna

che penetra, rafforza, mi solleva

e dà senso al mio vivere comune.

Sei giovane. Tu vivi gli anni ardenti

col mio figlio più piccolo, il più pazzo.

Tutto ti verrà dopo. Mi somigli.

Non potevo intuire in quei momenti

quanta saggezza nelle nostre vite.

Quando guardo il tuo bosco al limitare

o il glicine sul muro vecchio d’anni

nella tua tela lasciata a metà

penso al colore delle mie parole

e a quanto la poesia mi porti a te

e al destino comune di noi donne.


 

Vorrei soffermarmi un attimo sulla poesia di pag. 5 “6 marzo” che nelle note è indicata come la data di nascita della poetessa Elisabeth Barrett. In questo testo però l’autrice fa un gioco sottile che nessuno, se non la persona alla quale poesia è veramente dedicata, riesce a comprendere richiamando la poesia trobadorica provenzale del XII e XIII secolo.  Non svelo nulla di più ma dico solo al lettore di questa piccola nota che anche io sono nata il 6 marzo.

Concludo affermando che Frammenti di lei, secondo me rappresenta una lettura significativa, soprattutto per chi è interessato a una poesia che mette al centro l’esperienza femminile senza rinunciare a una dimensione etica e civile. È un libro che non urla, ma insiste – e proprio per questo riesce a farsi ascoltare.



 

 

 

 

 
 
 

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